martedì 13 maggio 2014

Beppe Grillo in piazza duomo a Brescia: se il vento del cambiamento diventa tempesta




3 mila persone in piazza duomo ieri sera a Brescia per il comizio di Beppe grillo e la presentazione dei candidati del movimento 5 stelle.
Alle venti e trenta gli spettatori sono stati accolti da Vito Crimi che ha esordito dicendo che la piazza era già mezza piena, e che non era ancora presto. Si sono presentati vari candidati e hanno preso parola vari personaggi che tentavano di ricalcare, con un discreto successo, lo stile oratorio del loro grande leader. Il tema di fondo era la rabbia nei confronti del mondo che va in malora e della politica che fa schifo, tema banale quanto efficace.
Alle ventuno in punto è arrivato il camper e il comico ha fatto il suo trionfale ingresso sul palco, tra gli applausi e le grida dei fan e sostenitori. Non mancavano tra questi i soliti sosia di Guy Fawkes, con addosso la maschera per richiamare al film V per Vendetta, forse per evocare un qualche sentimento rivoluzionario. Al contrario di quello che si può pensare non mancavano i più anziani. Verso le 10 ha cominciato a piovere e molti hanno iniziato ad abbandonare la piazza. Sono però riusciti nel loro intento di dimostrare la grande affluenza di gente, gli organizzatori del comizio che hanno fatto passare un cartello con scritto “non c'è nessuno” e sul retro: fatti una selfie con questo cartello, invia la foto al blog e passa il cartello al tuo vicino.
Sul fondo della piazza, non così difficile da raggiungere, c'erano le bancarelle con i volontari di 5 stelle e i palloncini.
Grillo parte dal tema dell'expò, esprimendo il suo disdegno per come è stato gestito e per come ha messo in ridicolo il paese.

“Adesso con l'expo stanno sballando, mandano questo commissario che era già commissario all'anti corruzione a Roma, non aveva neanche un ufficio, aveva un telefono a gettoni, non riusciva, infatti gli è scappata qualsiasi cosa. Perchè mette la faccia questo signore, quando tutti gli appalti sono già stati dati? Lo sapevamo prima che era un pacco questo expò, era nell'aria. Bisognava farlo come aveva detto il politecnico di Milano, il professore del politecnico. Di farlo aperto, di farlo come il salone del mobile, di far arrivare la gente, e portarla nella cintura del milanese a far vedere come si fanno i formaggi a far vedere come si fa il vino, l'olio, non dentro un capannone. Noi ci siamo andati 40 parlamentari eravamo noi, hanno dovuto aprirci i cancelli, ma non c'è niente, c'è un milione e mezzo di metri quadri, non c'è niente. Ma io dicevo, ma sono tutte tangenti, io dicevo, abbiamo denunciato anche in parlamento! Tutte tangenti, la sinistra, la destra, vi siete spartiti tutto. Tutto corruzione di appalti di appalti di appalti. E questo mi diceva ma come si permette, qua è tutto sotto controllo. L'hanno arrestato il giorno dopo. Questo expo va chiuso, risparmieremo 4/5 miliardi e vien l'ebetino domani a dirci che lui ci mette la faccia. Lui ci mette la faccia. Il culo lo mettono i milanesi.”

Non mancano le accuse ai politici, ai giornalisti. Descrive l'incontro con Renzi come un incontro con un bamboccio, che ha allontanato le televisioni e gli ha chiesto solo di star zitto e ascoltare mentre il presidente esponeva il programma di 5 stelle.

“Appena parlava un tuo compagno di classe così gli davi uno schiaffo nell'orecchio. Ma possibile che non riusciamo a distinguere la faccia di un bamboccio?”

“Allora mi sono reso conto di chi eravamo io e lui. Lui chi è?. Io in fondo rappresento 10 milioni di persone. Lui chi cazzo rappresentava in quel momento lì? La continuità delle banche, dei massoni, ecco cosa vuol continuare”.

Poi passa a Berlusconi, lo psiconano, che ormai non riesce più a stare al passo con i tempi, non sa pronunciare correttamente la parola Google e riesce solo a raccontare balle ai vecchi pensionati,

“dieci, nove, otto di questi pensionai stanno abbastanza bene. Non male, sopravvivono. Seconda casa, spengono il gas e vanno a Tunisi e risparmiano qualcosa, il low cost, i prezzi sono bassi. E perchè dovrebbero cambiare lo status quo? Perchè un pensionato così dovrebbe votare uno che grida e che dice le parolacce? Hanno paura e lui va li a terrorizzarli ancora.”

E infine non risparmia neanche i giornalisti, che falsano ogni notizia, raccontano quello che vogliono e ingannano con le parole. Li accusa di aver omesso volutamente il nome di Grillo accanto a quello di Scaiola nei titoli riguardo all'arresto.
Ricorda come mentre i politici stanno cambiando e grazie a lui hanno iniziato a parlare di autoblu o di tagli alla politica, lui sia rimasto sempre lo stesso. Ricorda la vicenda parmalat di dieci anni fa, quando lui andava nelle piazze a dire che sarebbe fallita e sarebbero bastati 5 minuti di tg 1 per salvare i risparmi delle famiglie.

Ma deve cambiare l'idea di stato e il modo di gestire le leggi, devono cambiare le persone al governo.

“Abbiamo inserito dentro una persona che in 40 anni non avevano mai visto. Abbiamo messo una persona modificata geneticamente che si infilava lì dentro e loro lo guardavano. Ma con sospetto. La persona era l'onesto: l'onesto curioso che va a vedere le leggi. Perchè lì dentro voi non sapete ma le leggi le firmano ma non sanno quello che firmano.
Guardate, posso gridare, posso essere antipatico, posso aver fatto degli errori, li ho fatti anche per te gli errori. Ma noi abbiamo fatto quello che abbiamo detto.
Ma chi me l'ha fatto fare di scendere in politica? Me l'ha fatto fare il fatto che io ho lavorato 42 anni, mi avete fatto fare una vita meravigliosa e ho sentito il bisogno di non chiudermi nella mia villa con il cancello elettrico, di uscire e fare qualcosa pere il mio paese.
Gli altri non hanno nessun sentimento! Non vedete, non trapela nulla da Renzi, Monti, Letta, sono solo scribacchini mediocri. Sono malati di alessitimia, è l'incapacità di riconoscere le emozioni negli altri perchè non ce l'hai tu l'emozione, non hai le parole per definirla, non capisci, non riesci neanche a capire allora diventi cinico, diventi cattivo. Fai un conto: 2+2, poi se 4 equivale alla morte di 4000 piccoli imprenditori che si ammazzano oppure migliaia di piccole imprese che chiudono o migliaia dei nostri giovani che se ne vanno, a loro non gliene frega un cazzo”.

Secondo il politico lo stato va rifatto dall'inizio, va pensato in un altro modo. Il comunismo è fallito perchè è stato applicato male e il capitalismo ci ha portato ad una negazione della vera democrazia, il capitalismo non ammette la democrazia, perchè la Grecia poteva essere salvata (2% del pil dell'Europa) ma l'Europa non ha agito come comunità, e perchè l'unico capitalismo funzionante è quello del Giappone con i maoisti.
E va cambiata la concezione di lavoro. Il lavoro è qualcosa che si sta esaurendo, le macchine prendono il nostro posto e le industrie investono nella tecnologia perchè non è tassata, perchè le macchine sono in nero.
Dobbiamo cambiare l'idea del lavoro come ciò che caratterizza tutta la nostra vita, i giovani studiano per un determinato lavoro e poi sono costretti a fare qualcosa che non gli complete. “Creiamo una generazione di frustrati”. E legata al sistema del lavoro non si risparmia la critica ai sindacati, che, sempre secondo il comico, andrebbero aboliti, come andrebbero abolite tutte le intermediazioni, gli operai e gli impiegati devono far parte dell'azienda come soci. Cosa che avviene già negli Stati Uniti e in Germania.
Il contenuto essenziale del discorso di Grillo sono le industrie, le imprese, l'uso scorretto che viene fatto dei soldi e le associazioni illecite che gestiscono gli interessi dello stato.
Dovremmo, dice, poter investire nella telecomunicazione, l'industria del futuro. Ma la Telecom è stata svenduta a tre banche spagnole in una notte. Qui ricorda la vicenda della Banca dei Paschi di Siena e prova a spiegare nuovamente quello che è successo. “Il più grande scandalo finanziario d'Europa”. E non risparmia un giudizio neanche sulla situazione di Pompei che potrebbe far vivere il meridione di rendita ma è legata ad appalti illeciti.
Così come in illeciti finiscono i soldi del fondo europeo.

“ Noi siamo il terzo finanziatore dell'europa. Ogni anno gli diamo 15 miliardi, ce ne ridanno nove e sei li tengono li. Questi nove, la maggior parte, quelli che riusciamo a utilizzare vanno in tre regioni: Calabria, Sicilia e Campania. Prendo un magistrato della Campania che seguiva queste cose, andiamo su e diciamo: state a sentire ma queste cose vanno alla Ndrangheta alla Camorra, prima di darle mettiamole in trasparenza. Nomi cognomi, progetto a chi va, un responsabile. Una faccia, no non c'è nulla, questi soldi nostri che rientrano vanno in progetti Cinzia, in progetti Claudia, Sara. E non sai chi sono.”

Spiega il concetto di debito pubblico che non deve essere visto come un fatto necessariamente negativo, il Giappone ha il secondo debito pubblico più alto del mondo, dopo gli Stati Uniti, ma ha il tasso di disoccupazione più basso del mondo, questo perchè riesce ad amministrare internamente il debito. E conclude con la critica al modo in cui vengono sfruttate le energie rinnovabili, agli scarsi investimenti nell'energia eolica rispetto al carbone e ai combustibili.
È necessario riportare il made in Italy in vetta perchè è la nostra forza:

“Noi facciamo un apolitica per il nostro Made in Italy con la piccola media impresa. Vuoi che consumiamo le arance di Tunisi e buttiamo via le arance siciliane? Benissimo il libero mercato. Sulle arance di Tunisi ti metto il 25 per cento di iva e su quelle siciliane il 2, voglio vedere”.

E dopo aver caricato la folla di rabbia per un'ora e mezza, si scusa per non aver lasciato spazio ai candidati e li affianca nelle loro presentazioni piene di energia e entusiasmo.

“Io mi arrabbio ma non è cattiveria. È un rabbia, una rabbia buona. È una rabbia che ci ha portato in piazza milioni. È una rabbia che ha unito su un sogno che era un sogno ci ha unito nove milioni di perone su questo sogno, è un rabbia che c ha unito. È una rabbia che non ha portato in piazza gente che sfasciava le vetrine o si picchiava con la polizia. È una rabbia che ha portato a raccogliere firme, a fare leggi popolari”.

E sotto una pioggia ormai scrosciante ed una piazza che si sta ormai svuotando si conclude l'atteso comizio di Beppe Grillo che non delude gli spettatori che attendevano l'urlo di guerra, e che hanno risposto per tutta la serata con grida di vittoria e chiassose risate. Aizzati dalla frase ripetuta fino allo sfinimento “hanno paura di noi”.


mercoledì 7 maggio 2014

Recensione “Ballata di uomini e cani” di Marco Paolini “Tu fai il fuoco e io non ti azzanno”


“Ballata di uomini e cani” è il titolo dell'ultima opera di Marco Paolini, che nel sottotitolo specifica il suo omaggio allo scrittore per ragazzi Jack London, che come lui ricorda nelle prime battute, affronta spesso tematiche che hanno poco a che fare con il mondo dell'infanzia. Siamo quelli di “zanna bianca” o quelli de “il richiamo della foresta”? La risposta non è importante perché le tre storie raccontate nel corso del suo monologo hanno poco a che fare con i due romanzi dell'autore inglese, se non per il fatto che affrontano il tema del rapporto tra un cane e il suo padrone.
Non si tratta neanche delle solite storie melense su quanto il cane sia il migliore amico dell'uomo e su quanto ci voglia bene, non racconta del cagnolino fragile ma con un cuore coraggioso che si butta nel torrente per salvare il suo padrone dall'annegamento. Le storie che il genio del teatro racconta sono di odio, di rancore e trattano della continua guerra tra l'uomo e la natura selvaggia.
Paolini racconta del patto che l'uomo ha stretto con i lupi: noi facciamo il fuoco per te se tu diventi nostro alleato contro la natura indiscriminata.
L'intelligenza dell'essere umano non ha quasi mai la meglio contro l'aggressività cieca e istintiva dell'animale, che spesso per furbizia sembra assumere connotati umani che lasciano spesso di stucco i protagonisti. È stato bello per due ore pensare che l'uomo non è sempre padrone del mondo e ci sono situazioni in cui non possiamo ancora vincere.
Le tre storie sono ambientate ai tempi della corsa all'oro, in Canada e nelle terre dei ghiacci e dell'inesplorato grande nord. Dove l'uomo, abbandonato dalla comodità di una civiltà in cui è padrone, si trova anch'esso schiavo di errori dati dalla paura e dai più animaleschi istinti, che spesso gli costano la vita.
La capacità narrativa dell'autore non si smentisce neanche in questo spettacolo, non lascia allo spettatore neanche un minuto per chiudere gli occhi e lasciarsi coccolare dalle luci soffuse del teatro. La suspance e l'ironia sono poste sempre al posto giusto in modo che si cerchi di non perdere una sola parola del discorso, mentre la musica originale di Lorenzo Monguzzi, Angelo Baselli e Gianluca Casadei accompagna perfettamente la narrazione.
La prima storia è divertente, parla di un cane disastroso, incapace di trainare una slitta, di stare nel branco. Una piaga per i due esploratori perchè mangia le loro provviste ed è impossibile da ammaestrare. Sembra prendersi gioco di loro quando fanno di tutto per liberarsene e lui ogni volta torna da loro. Non riescono neanche a ucciderlo per via della sua aria troppo innocente.
Il narratore non manca mai, in ogni storia, di riferire a chi ascolta il pensiero del cane, che nonostante i suoi mezzi limitati è sempre più sveglio, più intelligente e furbo e si fa in continuazione beffe dell'uomo incapace e “privo di immaginazione”, provando nei suoi confronti quasi sempre pena e compassione.
Il secondo racconto è drammatico, narra una storia di un odio sconfinato e “a prima vista” tra un uomo burbero e solo e il suo cane chiamato Bastardo, scelto perchè più brutto, tra una cucciolata di cani belli. Addestrato fin da subito con violenza, reso sempre più brutto e cattivo dalle percosse del padrone. Nonostante questo l'uomo non è mai superiore al cane, perchè questo aspetta e medita una vendetta e continua a covare verso il suo padrone un odio sconfinato, come se l'odio fosse l'unico sentimento di cui il cane fosse capace. Anche il padrone disprezza il suo cane, ma nel momento dello scontro finale si rende conto di quanto in realtà l'odio per quell'animale sia la sua unica ragione di vita e l'unica cosa che lo fa alzare la mattina, la speranza un giorno di poter domare quell'animale.
Lo spettatore in ogni racconto parteggia sempre per il cane, è questo ciò che accomuna lo spettacolo con i racconti di Jack London, ed è questo che la straordinaria capacità narrativa di Paolini rende possibile.
Nel terzo racconto il cane è giudice e spettatore della stupidità e dall'avventatezza di un giovane uomo che spinto da orgoglio e sfida personale affronta da solo la natura fredda e selvaggia, quando chiunque gli aveva consigliato di portare con se un compagno. Il racconto è in terza persona, il cane e il narratore guardano l'uomo commettere errori stupidi, ragionare di impulso pentirsi della sua stupidità e rendersi conto dell'inadeguatezza del suo fisico in un mondo ostile che la sua specie non ha dominato, invidia la pelliccia del cane, la sua tranquillità e la sua capacità di adattarsi a quel clima, mentre la sua unica forza, il suo cervello, è inutile se schivo della paura se vede che tutto il resto del corpo cede.
Alla fine i personaggi del cane e dell'uomo si confondono, uno è intelligente e furbo, capace di compassione, di odio e di beffa, mentre l'altro è solo e abbandonato e muore per mancanza di cibo, per mancanza di una casa, sul bordo di una strada.
È qui che la riflessione dell'autore arriva, inaspettata e tagliente, sul quarto, breve e drammatico racconto di un uomo, un emigrato, arrivato in Italia per cercare fortuna che muore per il freddo, dimenticato sul bordo di una strada. L'uomo aveva con se un taccuino, dai cui appunti è tratta la canzone di chiusura composta da Lorenzo Monguzzi, in cui l'uomo paragona se stesso ad un povero cane.
L'autore interagisce con il pubblico, dando continuamente giudizi sulla sua opera, sui suoi racconti, domandando pareri e opinioni a spettatori sempre partecipi e ammirati, rapiti da un solo uomo che racconta immobile, come da un film in 3D al cinema.
E alla fine Marco Paolini conclude, quello che a mio parere è uno spettacolo per cui comprerei addirittura un posto in platea, rassicurando il pubblico sul fatto che anche lui ha, in ogni racconto, sempre parteggiato per il cane.


martedì 6 maggio 2014

Tre giorni in Germania alla scoperta della vita della ragazza alla pari

Il mio viaggio è iniziato il 2 febbraio quando ho deciso di partire per la Germania e andare a far visita alla mia amica Alessia durante il suo anno da ragazza alla pari. Alessia non ha ancora compiuto 20 anni e vive in una bella casetta in provincia di Wurzburg da agosto dell'anno scorso. E io ho scelto di capire qualcosa in più della sua avventura trascorrendo tre giorni con lei e facendo la sua stessa vita. Sono arrivata di domenica dopo essere atterrata con l'aereo a Francoforte ed aver preso il pullman fino alla stazione di Wurzburg dove lei è venuta a prendermi in macchina per portarmi in un piccolissimo paesino tra i monti in cui non si incrociano più di tre o quattro strade. La famiglia mi ha accolto facendomi sentire a casa nonostante non capissi una sola parola di quello che dicevano. Quando ci si reca in una città turistica come Berlino si sente ovunque parlare inglese, o tante altre lingue ma in un piccolo paesino il tedesco è l'unica lingua che si parla.
E così bisogna parlarlo in ogni momento. Ho accompagnato Alessia a fare la spesa il lunedì mattina, giorno dopo il mio arrivo, e l'ho sentita esporre con sicurezza al macellaio tutti i tipi di carne che servivano alla sua famiglia ospitante. Saluta tutti i suoi compaesani con un cordiale “guten morgen” e si commuove quasi, quando mi racconta delle sue bambine.
La sua mansione principale è quella di baby sitter, va a prendere le bambine a scuola e le aiuta il pomeriggio a fare i compiti o gioca con loro mentre i suoi genitori ospitanti lavorano o svolgono altre mansioni domestiche.
Mi sentivo un po' “out of place” mentre la vedevo gestire la casa come fosse la padrona, prendeva la roba sporca e la portava a lavare mentre io mi limitavo a scaldare un seggiolino e sorridere a quello che la madre ospitante mi cercava di dire in inglese e io non capivo.
Alessia si è ambientata benissimo all'interno della famiglia presso cui lavora, i genitori sono giovanissimi e hanno due figlie piccole dai capelli rossi, una di sei e una di nove anni. Le piccole sono quel tipo di bambine che all'inizio ti guardano con timore e dopo pochi minuti si affezionano e ti fanno sentire come se non potessero fare a meno di te. Per alessia ormai la lingua non è più una barriera e le bambine sembrano non accorgersi neanche che il tedesco non è la sua lingua madre. In realtà la cosa avveniva anche nei mie confronti, si rivolgevano a me puntualmente in tedesco e io rispondevo loro in Italiano, stranamente alla fine riuscivamo quasi sempre a capirci.
Le giornate di una ragazza alla pari sono estremamente stancanti, non solo dal punto di vista mentale, per via del continuo sforzo per parlare una lingua straniera e per lo stress delle numerose responsabilità che vanno sostenute, ma anche dal punto di vista fisico.
Il secondo giorno ho aiutato Alessia a fare da baby sitter, e ho corso con due bambine sulle spalle per tutto il paese. La sera avrei voluto buttarmi sul letto e dormire anche se erano solo le otto di sera, e così fa lei, per essere pronta per alzarsi alle sei del mattino e preparare la colazione a tutta la famiglia.
Alessia vive in un piccolo appartamento accanto alla casa della famiglia ospitante, loro tengono quella stanza apposta per le ragazze alla pari, mi spiega. Hanno già avuto un'altra ragazza prima di Alessia che è venuta a stare da loro senza sapere una sola parola di tedesco e senza saper fare niente delle mansioni domestiche. Ma la madre ospitante di Alessia è comprensiva, lei stessa è stata una ragazza alla pari a Londra quando era giovane. “Non mi manca per nulla l'Italia” mi racconta Alessia, che sta facendo progetti per frequentare l'università in Germania il prossimo anno.
“Qui in Germania ho trovato la mia indipendenza, adoro la mia nuova famiglia e adoro il mio lavoro, è una bella pausa dai miei progetti e dal mio percorso di studi, e ora so talmente bene il tedesco che non ho paura di affrontare l'università qui. I soldi che metto da parte ora mi servono per quello.”
Ma la vita della ragazza alla pari non è solo duro lavoro e studio della lingua. Il terzo giorno l'accompagno al corso di tedesco che frequenta due volte a settimana per conseguire la certificazione. Grazie a questo corso ha fatto conoscenza con dei ragazzi di diverse nazionalità che come lei vivono in Germania lavorando presso delle famiglie. Con loro esce la sera durante il weekend che è quasi sempre libero da impegni.
“Se fossi venuta qui il fine settimana, ti avrei portato fuori a bere invece che farti lavorare!”
Alessia si perde via nei numerosi racconti delle serate passate in compagnia immergendosi nella cultura tedesca e dei weekend in montagna con la famiglia ospitante o con i suoi compagni di corso.
È una vita totalmente diversa, che asseconda la routine e la quotidianità di un mondo che non è il suo. Ora le piacciono dei cibi diversi e ogni tanto devo aiutarla suggerendole qualche parola nella lingua della sua infanzia perchè ormai pensa in tedesco.
A volte si dimentica da dove viene e della sua vera famiglia, confessa di aver mancato qualche appuntamento telefonico con i suoi genitori per mancanza di tempo.

“Ma l'esperienza di ragazza alla pari è soprattutto coraggio e voglia di imparare cose nuove, saper uscire dalla sicurezza della nostra casa natale e della lingua che riusciamo a capire senza sforzo per scoprire di cosa siamo capaci quando siamo coperti di responsabilità che prima non credevamo di meritare”.   

venerdì 2 maggio 2014

Organogold e network marketing: la nuova frontiera del business in tempo di crisi.


“Ti va di venire a casa mia a bere un caffé?”
Si inizia così ad entrare nel mondo degli affari, a diventare ricchi imprenditori e a ottenere pian piano quello che tutti hanno sempre sognato: una macchina super bella, viaggi in America o nelle spiagge più belle del mondo, conoscere persone ricche e importanti.
Inizia tutto accettando un caffè da un amico, amico che in realtà, senza che noi lo sappiamo è un imprenditore di un' industria internazionale e milionaria. L'azienda in questione è Organogold, che si occupa della produzione di bevande di caffetteria con un alto potere benefico, perchè contenenti Granoderma, una sorta di fungo che cura qualunque nostro leggero problema adattandosi ai nostri bisogni, come difficoltà a dormire o a restare svegli, a digerire o allergie.
A detta dei consumatori gli effetti benefici del Granoderma sono sconvolgenti. I testimoni giurano che la loro vita ha subito un notevole miglioramento da quando hanno iniziato a consumare la bevanda.
Se un vostro amico vi invita a bere un caffè a casa vostra perchè deve informavi di una scoperta che vi farà diventare ricchi, si tratta probabilmente di un invito ad un coffie club dove vi farà assaggiare il caffè e vi racconerà dei suoi poteri magici.
Ma aldilà della veridicità di quello che sta dietro le potenzialità del Granoderma, quello che è di grande interesse è come questa industria di caffè sia diventata la terza industria a livello mondiale per fatturato (500 miliardi di dollari nel 2013).
Dopo aver partecipato al coffie club, ho assistito ad una conferenza in cui gli “iscritti” all'associazione spiegavano il funzionamento dell'azienda. Quello che sta dietro al caffè è un nuovo metodo di guadagno: il network marketing. Si tratta di un metodo secondo il quale il prodotto non sfrutta ne la pubblicità ne la vendita porta a porta per diffondersi, ma sfrutta il passaparola delle persone. Un componente dell'azienda mostra ai propri amici un prodotto da cui è rimasto soddisfatto e glielo fa provare, se questi sono convinti e interessati si rivolgono a lui per acquistarlo, vanno sulla sua pagina all'interno del sito dell'azienda e ordinano il prodotto. A colui che ha presentato spetta una percentuale del guadagno del prodotto. Ma la cosa non si ferma qui. Se infatti il presentatore in questione riesce a convincere qualcuno ad entrare a far parte dell'azienda la sua percentuale di guadagno sulla merce venduta aumenta. Questo perchè per entrare a far parte dell'azienda è necessario versare un piccolo contributo che permette di acquistare una certa quantità di prodotto per partire con la vendita. Questa quantità è acquistabile solo dalla pagina di un venditore.
In questo modo si crea una rete di guadagno per cui per guadagnare è necessario convincere le persone a comprare il proprio prodotto e non c'è competizione tra i colleghi dell'azienda perchè più è alto il guadagno dell'azienda più è alta la percentuale di guadagno del singolo.
Tornando al nostro caso, Organogold ha sfruttato il network marketing, unito ad un prodotto le cui potenzialità hanno sorpreso tutti coloro che hanno provato il prodotto.
Si sono susseguite testimonianze di persone che anche con una scarsa conoscenza del business e con una scarsa istruzione sono riuscite a raggiungere grandi risultati e salire di grado. Ci sono infatti diversi gradi all'interno dell'azienda che funzionano come una sorta di “promozione”. Il livello base è il platino che guadagna circa 800 euro al mese, per raggiungere questo stadio, un ragazzo ha gurato di averci impiegato solo tre mesi. Successivamente abbiamo il doppio platino con 1.500 euro al mese, zaffiro con 3.500 euro al mese e diamante con oltre 5.000 euro al mese.
I pagamenti arrivano settimanalmente e non dipendono da quanto hai lavorato in quella settimana, se le persone a cui tu hai fatto da sponsor (che hai convinto ad entrare in società) continuano a bere caffè, a te continua a spettare una percentuale settimanalmente.
I facenti parte dell'azienda si riuniscono settimanalmente, è presente un gruppo in quasi ogni città italiana, si confrontano, si aiutano nell'organizzare i coffie club e seguono una sorta di lezioni per migliorare la loro capacità espositiva nel presentare il prodotto.
Poche settimane fa si è tenuto il raduno mondiale di Organogold proprio in Italia, a Roma, qusto perchè l'Italia nell'ultimo periodo ha accresciuto esponenzialmente il numero di adepti. È qui che le tre menti fondatrici dell'azienda (Bernardo Chua, Shane Morand e Holton Buggs) hanno incontrato i loro discepoli in un grande coffie club.
“All'inizio l'ho fatto per pagare alcune spese superflue, ero universitario e quei soldi mi avrebbero fatto comodo. Ora ho lasciato l'università perchè ho capito che non era la mia strada. Guadagno 3.000 euro al mese con Organogold e viaggio per tutto il mondo, conosco gente importante e ho aiutato la mia famiglia a rimettersi in piedi”. Racconta un ragazzo di 23 anni mentre mi mostra le foto del suo soggiorno di lavoro a Las Vegas.


Ascoltando le numerose testimonianze di persone che a quanto sembra hanno davvero fatto una scoperta sconvolgente non ho potuto fare a meno di credere che ci fosse una qualche fregatura nel perfetto sistema del network marketing, ma in realtà non l'ho trovata. A parte le frasi mielose sull'importanza dell'impegno personale e la valorizzazione dell'individuo, l'unica cosa davvero richiesta è di consigliare il tanto benefico caffè agli amici e se è vero che le idee migliori nascono in tempo di crisi, forse abbiamo incontrato una soluzione, fino al prossimo scandalo finanziario.  

martedì 25 marzo 2014

La giornata mondiale della lingua madre

La giornata internazionale della lingua madre è una celebrazione indetta dall'UNESCO nel 1999 per il 21 febbraio di ogni anno per promuovere la diversità linguistica e culturale e il multilinguismo.
È stata scelta questa data a seguito degli eventi che si sono verificati a partire dal 21 marzo 1948 quando l'allora governatore del Pakistan (che comprendeva anche il Bangladesh) dichiarò che l'Urdu sarebbe diventata la lingua ufficiale di tutto il Pakistan, anche se la maggior parte della popolazione parlava Bengali. Il 21 febbraio 1952 un gruppo di studenti del Bengala perse la vita in uno scontro con le forze dell'ordine che volevano imporre l'urdu. Furono questi avvenimenti che scatenarono nel cuore di ogni Bengalese il sentimento patriottico che portò poi alle lotte per l'indipendenza.
La giornata mondiale della lingua madre nasce quindi dal ricordo di un dovuto rispetto per le minoranze etniche e linguistiche e per cercare di preservare le lingue che si stanno estinguendo.
In Bangladesh il 21 febbraio è celebrato con manifestazioni che hanno luogo presso il “monumento dei martiri della lingua”. Allo scoccare della mezza notte ha inizio una processione capitanata dal primo ministro, la gente lo segue con fascette nere al braccio in segno di lutto e mazzi di fiori da depositare all'arrivo presso il monumento. Una volta arrivati, il primo ministro, recita un discorso in cui ricorda i martiri della libertà e le sue parole sono ricche di speranza per un futuro libero da sfruttamento e verso una nuova emancipazione economica.
L'anno scorso la giornata mondiale della lingua madre si è celebrata anche a Roma in cui l'ambasciatore del Bangladesh a chiesto che venisse fatta una commemorazione simile a quella Bengalese, per gli studenti stranieri in Italia, e perchè anche da noi si venisse a sapere di questa giornata dove si da grande valore e importanza alle minoranze la cui lingua sta scomparendo.
Le lingue sono ciò che ci distingue dagli altri paesi, dalle altre culture. È il suono che fa la nostra voce quando vogliamo comunicare con un altro essere umano. La melodia che segue è la nostra lingua, ricca di termini che ci ricordano la nostra terra e i nostri antenati. Si chiama “lingua madre”, la prima lingua che parliamo, come a ricordare chi ce l'ha insegnata, chi per primo ci ha aperto la porta verso la comunicazione e l'interazione con gli altri esseri umani.
La lingua madre è la parte della nostra cultura che non può andare persa e dimenticata nell'arco di tempo di una vita umana, ed è quella cosa che sentiamo preziosa più che mai quando siamo in un paese straniero.
Proviamo una strana sensazione di calore e di conforto quando in mezzo a tanta gente che parla una lingua in cui per capire è anche solo necessario concentrarsi, sentiamo all'improvviso un suono così familiare che non abbiamo bisogno di alcuno sforzo di comprensione perchè segue il ritmo dei nostri pensieri.
Così la lingua è il nostro più grande e solido bagaglio culturale come la più grande e solida barriera verso coloro che non ci comprendono. Se ci troviamo soli in un paese straniero la cui lingua è per noi incomprensibile potremo ben comprendere cosa significa la solitudine, perchè anche se nel nostro immaginario riusciamo a cavarcela un minimo con gesti e qualche parola di inglese, nella realtà richiede troppo sforzo per le altre persone comunicare con qualcuno che fatica a capirle e preferiscono conversare con i loro conterranei.
Ci vuole grande coraggio e forza di volontà per imparare ad interagire con le persone da zero, per tornare a quando eravamo bambini e sapevamo solo poche parole e dovevamo urlare e piangere per attirare l'attenzione e farci capire. Lo sanno i ragazzi che partono per gli erasmus, o che vanno a lavorare per qualche tempo all'estero per imparare una nuova lingua.
“L'inglese, il francese, il russo, il cinese sono insostituibili per i popoli che le parlano e la loro ricchezza deve essere preservata. Ma queste lingue non sono adatte per la comunicazione internazionale.” Recita questa frase un volantino che dei ragazzi mi hanno lasciato durante la marcia della pace del 2010. il volantino pubblicizzava l'Esperanto, la lingua creata artificialmente che prende ispirazione da tutte le lingue europee e che dovrebbe essere, secondo i suoi sostenitori, la lingua del futuro.
“L'esperanto è la lingua equa, è stato lanciato circa 120 anni fa per consentire una comunicazione paritaria tra persone di madrelingua diversa. Indipendente da poteri politici o economici, al di fuori da interessi privati, l'esperanto appartiene a tutti. Aperto a tutte le culture, permette di comunicare alla pari evitando qualsiasi discriminazione. È per questo che l'Unesco la raccomanda agli stati membri.
Chiara, precisa, ricca di sfumature, espressiva e senza declinazioni complicate né verbi irregolari l'esperanto è una lingua semplice e logica”. Continua il volantino, che tenta di convincere i suoi lettori della convenienza e bellezza di adottare una lingua inventata dal nulla, che non ha radici, storie e affascinanti eredità di un tempo morto e passato e che nessuno sarebbe mai in grado di sentire propria.

L'idea di una lingua che batte ogni barriera, l'idea di una lingua del mondo, offusca il brivido che proviamo nel leggere poesie e libri di scrittori italiani morti da secoli e scoprire che riescono ancora a comunicare, anche con noi. 

martedì 18 febbraio 2014

Il valore dei nostri click e la fortuna degli youtubers.

Quanto guadagna uno youtuber? È la domanda che si sono posti i giornalisti presenti al “becoming youtube star” del 2011, in cui venivano intervistati grandi volti del web come willwoosh e cane secco. I ragazzi hanno divagato e hanno risposto dicendo che consideravano la domanda offensiva e non volevano dare una risposta precisa. Guglielmo Scilla, in arte Willwoosh ha semplicemente detto che con i soldi che ricava caricando i video su Youtube riesce a pagarsi vestiti, cose superflue ma non riuscirebbe mai a pagarsi da vivere e mantenersi da solo.
Coloro che hanno tratto da quello che era all'inizio solo uno svago, un profitto, rendendola quasi la loro professione ignoravano forse la presenza di un sito internet che, basandosi su calcoli e statistiche riesce a verificare quanti soldi guadagna ogni youtuber ogni giorno. Il sito in questione è socialblade.com, da informazioni riguardo a tutti gli utenti del web, di tutto il mondo. Basta inserire all'interno della barra di ricerca il nome di uno youtuber e il sito calcola automaticamente il guadagno giornaliero.
Si tratta però solamente di coloro che si sono iscritti come partner di youtube, quelli cioè che hanno permesso che prima dell'apparizione del video venga trasmessa una pubblicità, che ogni utente sopporta per quei dieci secondi prima di poter cliccare sul pulsante “salta annuncio”, cosa che non sempre è concessa. A tutti gli altri che caricano semplicemente i loro video senza collaborare con il grande colosso del web non spetta neanche un centesimo. Diventare partner di youtube non è però un'impresa semplice, il sito verifica la tua idoneità prendendo visione dei tuoi video, del contributo culturale che daresti al sito e soprattutto basandosi sul numero di iscritti al canale e sul numero di visualizzazioni per ogni video. Ma questo non basta, la partnership è un impegno. Si è ovviamente liberi di caricare i video con la frequenza che si desidera ma lo youtuber di professione si impegna a caricare sempre nuovi e stimolanti video per contribuire alla crescita del sito. Si parla quindi di un'azienda in cui ognuno può diventare dipendente, che si autofinanzia continuamente e che ogni giorno moltiplica il numero di utenti e di canali. Il sito verifica la tua onestà e la qualità dei video, che non devono contenere spezzoni di altri video, film o canzoni protette da copyright, analizza i commenti e i giudizi positivi o negativi. È un processo lungo, e non semplice che però garantisce delle entrate per cui vale sicuramente la pena tentare.
Come spiega lo stesso sito, il tuo canale YouTube può entrare a far parte del Programma partner di YouTube a condizione che: il programma sia stato lanciato nel tuo Paese, il tuo account goda di una buona reputazione e non sia mai stato disabilitato per la monetizzazione, i contenuti che carichi siano originali, di qualità e apprezzati dagli inserzionisti, i contenuti dei tuoi video siano conformi ai nostri termini di servizio e alle norme della community e in fine che tu abbia consultato il nostro materiale informativo sul copyright.


Come spiegavano i ragazzi intervistati, non si può dare una media o un valore fisso a quello che può essere lo stipendio di ogni youtuber. La cifra dipende molto dalla frequenza dei video caricati, non basta fare un solo video, anche se questo ottiene milioni di visualizzazioni, per guadagnare una buona cifra. Per questo motivo, lo youtuber più visto e più fortunato d'Italia, willwoosh, che carica mediamente un video al mese o meno, guadagnerà sempre meno di un altro importantissimo youtuber italiano Daniele doesen't matter, che carica quasi un video a settimana. Tornando infatti alla domanda di partenza possiamo notare dal sito che le cifre di cui parliamo sono sconvolgenti, in relazione al lavoro che questi ragazzi effettivamente compiono, certo non è l'unico lavoro con guadagno facile, intorno al quale circolano un sacco di soldi, qui si tratta però di un nuovo tipo di business, che si basa sui click di persone che ignorano completamente l'enorme valore di quel piccolo gesto. Prendendo a riferimento gli youtubers sopra citati possiamo vedere che nel mese di gennaio willwoosh ha avuto un possibile guadagno da un minimo di 219 euro ad un massimo di 2.200 euro, Cane Secco dai 3 ai 25 euro al giorno, questo mese. Per motivi di privacy nessun membro di youtube conferma la veridicità dei dati di questo sito, e anche all'interno del contratto per la partenrship si è diffidati dal divulgare questo dato, non possiamo essere quindi sicuri al 100% della veridicità di questi dati. Si è abbastanza certi che lo youtuber più famoso al mondo, l'americano Ray William Jhonson guadagni in media 600 euro al giorno. In generale, consideriamo il fatto che i dati forniti dal sito, anche se non corrispondono esattamente alla realtà, fanno riflettere sul valore che può avere un nostro “mi piace”, una nostra condivisione o perfino una nostra visualizzazione. Ci sono persone che grazie a qualche video divertente di pochi minuti ottengono guadagni inaspettati e tutto questo è frutto delle gare tra i diversi sponsor, grazie alle quali il guadagno dell'utente cresce o diminuisce.

giovedì 2 gennaio 2014

Il divieto di tortura e altri comportamenti inumani e degradanti nell'Europa dei giorni nostri.

Giovedì 12 dicembre 2013, in occasione dell'anniversario della giornata mondiale dei diritti dell'uomo è stato presentato presso l'università Ca Foscari di Venezia il volume “Il divieto di tortura e altri comportamenti inumani o degradanti nelle migrazioni”. La presentazione si è svolta attraverso le voci dei relatori Luigi Perissinotto, direttore del dipartimento Filosofia e Beni culturali dell'università e Alessandra Pietrobon del dipartimento di Scienze politiche, giuridiche e studi internazionali dell'Università di Padova, con i successivi interventi di altri professori e studenti.
I relatori hanno spiegato come la pratica della tortura sia ancora diffusa anche all'interno della tanto umanamente evoluta Unione Europea. La tortura è uno di quei temi contro cui ci si schiera a spada tratta, senza margine di ripensamento e senza neanche esitare un attimo. Solo pensare a qualcuno a favore della tortura ci fa storcere il naso e inorridire. Ma trovandoci davanti a qualcuno di nettamente favorevole sembrerebbe essere un caso di quelli che il professor Perissinotto chiama “disaccordo senza errore”, un disaccordo in cui entrambe le parti sanno di cosa stanno parlando, non c'è tornaconto personale e giudizio di gusto. Eppure all'interno del libro non si tratta di opinioni favorevoli alla tortura, pur parlando di persone che la praticano tuttora. Si tratta probabilmente di individui che non la reputano tale e che non le attribuiscono la definizione di comportamento disumano e degradante. Si tratta ad esempio delle forme di tortura che nascono dal linguaggio. Una di queste è il silenzio, una delle forme di tortura più terribili. Il professore riporta un episodio con ambientazione in Irlanda del Nord negli anni della guerra contro l'Inghilterra, e della punizione che la comunità cattolica ha inferto nei confronti delle donne irlandesi che fraternizzavano con i soldati inglesi. Si trattava di un totale e disumano silenzio nei confronti di queste donne, non venivano più salutate e non gli si rivolgeva la parola in nessun modo. L'effetto della tortura del silenzio è la perdita dell'identità in quanto persona. Così come parlare di qualcuno in una lingua che lui non capisce quando è nella condizione di comprendere che si sta parlando di lui. La tortura è più estesa e sottile di dove può arrivare il diritto e ci sono occasioni in cui l'individuo può non essere tutelato.
L'organo del consiglio d'Europa che si occupa di prevenire i casi di tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti sul territorio dell'Unione è il CTP (Comitato europeo per la prevenzione della tortura
e delle pene o trattamenti inumani o degradanti). L'organo prevede un sistema di visite nei luoghi di detenzione per verificare le condizioni in cui vivono le persone private della libertà.(carceri, centri di detenzione minorile, commissariati di polizia, centri di ritenzione per immigrati irregolari, istituti psichiatrici, strutture e istituzioni di ricovero a carattere sociale). I responsabili hanno accesso illimitato ai luoghi di detenzione, possono intrattenersi senza testimoni con le persone e comunicare liberamente con chiunque possa essere in grado di fornire informazioni pertinenti. Dopo ogni visita, il CPT invia un rapporto dettagliato al governo dello Stato interessato, contenente i risultati emersi nel corso della visita.
Lo sguardo del comitato si è rivolto verso il nostro paese per il problema delle carceri. Nel 2013 è stato pubblicato il rapporto riguardo la visita che il CPT ha compiuto nel maggio 2012. I detenuti hanno giudicato generalmente positivo il modo in cui vengono trattati, eccetto per quanto riguarda il carcere di Vicenza in cui sono state rilevate accuse di maltrattamento (calci e pugni) nei confronti dei detenuti. Ma è soprattutto per quanto riguarda il sovraffollamento che lo sguardo dell'Europa si è mostrato più preoccupato. I responsabili hanno visitato il carcere di Bari dove erano ospitati 11 detenuti in una stanza di 20 m².
In Italia il problema delle carceri non è l'unico che può essere considerato come trattamento disumano e degradante. Come spiega la professoressa Pietrobon, anche il lavoro in nero è una grave questione che riguarda il nostro paese. Ricorda un caso avvenuto in Francia di una domestica africana, clandestina, a cui non veniva data retribuzione, veniva fatta dormire per terra, non le era permesso uscire di casa e le erano stati tolti i documenti. È stato il caso che la commissione europea credeva di non vedere mai in Europa, cioè la violazione dell'articolo 4, quello riguardante la schiavitù. I trattamenti a cui sono sottoposti gli immigrati in Italia sono vicini alla schiavitù, spiega. Secondo la legge Bossi-Fini, il permesso di soggiorno per un immigrato è strettamente legato al lavoro. Molti preferiscono scegliere di lavorare in nero, in attesa di trovare un lavoro onesto. Il lavoro in nero è ciò che si avvicina al concetto di schiavitù, in quanto non possono essere riconosciuti al lavoratore i diritti che dovrebbe avere, non possono ad esempio denunciare abusi sul lavoro.
La legge tratta anche delle espulsioni dei clandestini, con accompagnamento alla frontiera, e dell'uso delle navi della Marina Militare per contrastare il traffico di clandestini. L'istituzione dei centri di identificazione per la detenzione dei richiedenti asilo genera preoccupazioni all'interno dell'Unione Europea per via di una possibile violazione del principio di non-refoulement (non respingimento) che vieta di rimpatriare o espellere forzatamente i richiedenti asilo verso paesi in cui potrebbero essere a rischio di gravi abusi dei diritti umani.
La professoressa Pietrobon, a questo riguardo cita il caso HIRSI, risolto nel febbraio 2012, si tratta di un episodio avvenuto nel 2009 in cui un'imbarcazione proveniente dalla Libia che trasportava circa 200 persone è stata intercettata a sud dell'isola di Lampedusa. Dopo essere stati trasportati su imbarcazioni italiane i clandestini sono stati riportati a Tripoli contro la loro volontà. Quelli assistiti in Libia hanno fatto ricorso alla corte europea, dove l'Italia si è difesa con argomentazioni contestabili, come il fatto che il respingimento, essendo avvenuto in mare e non sul suolo italiano non sia responsabilità dello stato.
Amnesty International nel 2012 ha considerato forma di tortura e trattamento disumano e degradante la carcerazione in isolamento in California, in cui i prigionieri erano confinati per almeno 22 ore e mezza al giorno in celle solitarie senza finestre e con scarso accesso alla luce naturale. L'esercizio fisico era limitato a un'ora e mezza al giorno, da fare da soli. I prigionieri in isolamento non potevano lavorare, partecipare a programmi di riabilitazione o svolgere alcun tipo di attività di gruppo.
Inoltre, era precluso loro qualunque contatto con il mondo esterno.
Sono considerate forme di tortura la mercificazione e il traffico di esseri umani, è trattamento disumano e degradante il commercio di organi.
È citato il caso avvenuto in Germania tra il 2010 e il 2011 in cui due medici sono stati scoperti a falsificare le cartelle cliniche perchè dei pazienti, su pagamento, potessero scivolare qualche gradino più avanti in lista d'attesa. Il caso ha provocato un calo delle donazioni spontanee di organi nel paese.
Si parla di torture, di violazione dei diritti umani nel 2013, l'anno europeo della cittadinanza, in cui si è cercato, tramite diverse iniziative di avvicinare quelli che non si considerano europei ad un'idea di stato unito e non di confederazione di culture diverse, in modo che l'Europa venga sempre meno vista come un nemico.
"Per costruire un'Europa più forte e a maggiore valenza politica è necessario coinvolgere direttamente i cittadini. Per questo il 2013 è l'Anno europeo dei cittadini: un anno dedicato a tutti i cittadini europei e ai loro diritti", ha dichiarato Viviane Reding, Vicepresidente e Commissaria UE per la Giustizia, il 10 gennaio 2013.
Nel corso dell'anno appena passato infatti si sono aperti, come iniziativa per la celebrazione dell'anno del cittadino, gli Europe Direct. Europe Direct è la rete europea a servizio del cittadino, creata per far conoscere le attività e le opportunità offerte dall'Unione Europea. L'obiettivo è di rafforzare nei cittadini il senso di appartenenza all'Unione coinvolgendoli nel processo di costruzione europea. Offre servizi come una risposta pronta alle richieste di informazione sulla legislazione, le istituzioni comunitarie, i programmi e le opportunità di finanziamento dell'UE.
E per l'anno che è appena iniziato, il 7 febbraio il parlamento europeo ha designato il 2014 come l'anno della conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare. Il tema di quest'anno sarà quindi la famiglia, perchè gli stati membri si impegnino ad aiutare le famiglie distrutte dalla crisi economica, a risollevarsi con nuove riforme sul lavoro. Sarà quindi necessario un impegno comune, in quell'anno che è stato rinominato, come fossimo in un calendario orientale, “l'anno del pinguino”. Il pinguino infatti divide i carichi di lavoro e cura dei figli tra i due genitori perfettamente alla pari.

Per quello che ne sappiamo poi, speriamo che gli organi più alti, che ci sono vagamente noti, possano sempre proteggerci dalle forme di tortura moderne e si impegnino sempre per garantire all'essere umano libertà e pace, chiunque esso sia. 

domenica 8 dicembre 2013

La Festa



Prese il bicchierino di plastica con scritto il suo nome e ci versò dentro la Coca Cola fino quasi all'orlo, poi lo portò alla bocca e bevve.
Non facciamo cin-cin?
Scusa hai ragione.
Era quasi l'alba, il venticello fresco dell'estate spostava delicatamente le tende e il cielo passava dal blu della notte ad un azzurro scuro che velava e nascondeva le stelle.
Non mi hai più detto come ti senti.
C'è perfezione nel dolore, c'è costanza, continuità, abbandono. Tu non devi fare nulla, fa tutto lui, per essere felici ci vuole impegno, per soffrire no.
Non credo di essere d'accordo.
È la verità, molti ignorano la forza dell'attesa, ora siamo qui ad aspettare l'alba e io aspetto che non mi siano rimaste più lacrime o che tornino a brillare le stelle nel buio della notte. Non essere in pena per me, non me ne faccio nulla. Mi serve solo che tu sappia che ora io sto così, e fino a che io non ti dirò che è finita, fino a che non ti dirò che è sorto il sole, tu saprai cosa c'è sotto i miei sorrisi, saprai che io sono questo. E basta così, basta che tu lo sappia.
E se io volessi fare qualcosa per aiutarti?
Non puoi, non te lo permetto, non ti permetto di rovinare questo momento di perfezione. Sta accadendo tutto velocemente. Chi potrebbe notare il passare del tempo in pieno giorno, quando la luce illumina tutto per lunghe ore? Ma in questo momento ogni secondo è diverso e prezioso, lo vedi, il sole sta sorgendo.
E noi stiamo impercettibilmente cambiando, stiamo invecchiando amica mia?
Credo siano questi i secondi in cui si invecchia, mentre dormiamo, mentre tutti dormono, non ce ne accorgiamo, ma tu lo puoi vedere ora, che siamo sveglie ad aspettare un altro giorno che nasce, vedi il cambiamento sul mio viso, vedi quest'espressione leggermente diversa? Io su di te la vedo, la vedo sui volti dei nostri compagni addormentati che quando si sveglieranno si vedranno uguali a ieri.
Perchè siamo sveglie? Nessuno assiste mai all'alba d'estate.
I cacciatori che partono presto per cacciare le lepri tra i vigneti, sguinzagliano i cani quando ancora la fioca luce li fa vedere appena, e il panettiere inforna il pane quando ancora la lampada in cucina deve rimanere accesa. Ma loro non si fermano a pensare perchè per loro è solo un giorno che inizia prima, inizia col buio di un mattino invernale. Noi siamo qui sveglie da ieri mattina, per questo momento. So che le palpebre ti diventano pesanti amica, so che sei stanca.
Il mio corpo vorrebbe dormire, ma la mia mente no, vorrei assistere al sole che sorge.
Il sole è già sorto. Guarda bene attraverso la finestra, lo spirito è sempre giovane e sveglio, ma mentre osservi fuori, incontrerai il tuo riflesso nel vetro. Le vedi quelle occhiaie? Siamo vecchie amica mia, ed è arrivato il momento di andare a dormire.

sabato 7 dicembre 2013

La musica dei greci ribelli nel film "Indebito" di Vinicio Capossela




Martedì 3 dicembre è uscito solo per un giorno il film di Vinicio Capossela, diretto da Andrea Segre “Indebito”, in cui il cantautore porta sullo schermo la grave situazione greca raccontata dalle voci dei musicisti dei pub. La loro musica è la loro forma di protesta, si fanno chiamare Rebetes, dal turco “ribelli”.
Il Rebetiko è uno stile musicale greco, risalente ai primi del novecento, si tratta di ballate e canzoni che narrano il disagio dei più emarginati, si parla d'amore, di droga, di povertà e di prostituzione. Come uno dei protagonisti del documentario spiegava, la musica Rebetes si discorda dalla musica pop americana per il fatto che racconta storie vere, in cui un tempo il popolo greco si immedesimava. Si tratta infatti di un nuovo approccio a questo tipo di musica che gli artisti greci contemporanei ripropongono, come forma di protesta alla crisi e per raccontare ancora una volta la storia della loro povertà. Capossela aveva già conosciuto la musica greca con l'uscita dell'ultimo album “Rebetiko Gymnastas” in cui il musicista italiano ripropone in chiave Rebetiko alcuni dei suoi grandi successi. L'album è registrato ad Atene, una delle ambientazioni dove è anche girato il documentario. Le strade tristi e deserte della città sono l'immagine perfetta che accompagna la colonna sonora che è il vero corpo centrale del film. Il documentario è infatti un susseguirsi di canzoni Rebetes cantate e suonate dagli artisti nei bar di Atene, a cui si alternano le loro storie e le loro emozioni, raccontate di musicisti stessi. Mantenere i dialoghi in lingua originale rende più reale la narrazione, ciò che dicono è incomprensibile per qualunque Italiano che non abbia mai studiato la lingua greca per via della totale differenza di lessico e forma, ma il loro tono e la loro espressività che fa sembrare quello che parlano quasi un vecchio dialetto, è rude e reale e aiuta l'immedesimazione nelle loro storie, rende più viva ed affascinante l'atmosfera, ciò che caratterizza davvero questo film. Mentre le canzoni parlano di amori finiti male le inquadrature incontrano i cartelli “affittasi” e “svendita” appesi davanti alle porte dei negozi, e i magnifici panorami della città storica. Il film si presenta come il viaggio di Capossela in Grecia, che come uno studioso annota sul suo diario ogni emozione, profumo o sensazione con cui si imbatte durante il suo girovagare notturno per le strade. Le sue riflessioni accompagnano tutto il film, che non ha bisogno di spiegazioni per via della potenza delle immagini che inquadrano una volta un enorme murales, una volta un venditore di arachidi e noccioline che ne regala un sacchetto a un passante per pochi spiccioli.
Vinicio raccoglie le opinioni della gente comune sulla crisi economica, sul capitalismo, sulla situazione politica. Il crollo economico della Grecia non si ferma alla penisola ma contagerà tutta l'Europa che seguirà il suo esempio verso il declino, questo è quello che l'autore vuole comunicare.
Ma l'opera del cantautore è uno studio dello stile musicale, del loro modo di cantare, degli strumenti musicali che utilizzano. È tutto il frutto dell'incontro tra la cultura occidentale e quella orientale, soprattutto turca, la loro musica, immagine del paese stesso. Ed è mentre sorseggia il denso caffé turco, immagina che esso racconti la sua storia e che in quella miscela si riflettano i suoi pensieri. Ad esempio il fatto che la musica è come il polline, che va di fiore in fiore a cogliere la cultura dei diversi stati e delle diverse nazioni e permette la nascita di nuove canzoni e nuove emozioni.
L'artista canta insieme ai ribelli, accompagnato dal suo piccolo baglamas, lo strumento musicale che i Rebetes nascondevano in prigione, che dice contenere le anime degli antenati Rebetes, che gli trasmettono canzoni di un tempo passato. Il suo diario, il tefteri, quello su cui i negozianti segnano i debiti e il baglamas lo accompagnano per strada, nei bar, sulla spiaggia e sulle colline per tutta la durata del viaggio.

“Tutto questo per cercare di pareggiare la voce credito a quella debito nel libretto del “tefteri“, che una volta aperto diventa di chi ci guarda dentro. A quel punto si diventa tutti responsabili, o come diceva De André, si è tutti coinvolti. Perché, per usare le parole di Mistakidis, uno dei nostri “intervistati”, la vera scelta politica oggi non è suonare Rebetiko, ma ascoltarlo.”

Spiega Capossela nelle note d'autore, parlando del film che è stato presentato al cinema Anteo di Milano, in diretta lo stesso 3 dicembre.
Sul finire ripropone “Scivola e vai via” in chiave Rebetiko, già presente nell'ultimo album, con una struggente interpretazione e l'accompagnamento dei musicisti greci. Il film documentario si conclude con le immagini della Grecia dall'alto, con i panorami di colline e rovine di antiche civiltà con sempre come sottofondo il suono delle chitarre e delle armoniche dei greci ribelli.

giovedì 5 dicembre 2013

I doni di Sahah Abbas il grande alla Serenissima



Questo è il titolo della mostra che dal 28 settembre al 12 gennaio occupa la sala dello scrutinio a Palazzo Ducale, Venezia. Il titolo riprende il famoso quadro di Carlo e Gabriele Caliari in cui il doge Marino Grimani riceve gli ambasciatori persiani (1603). All'interno della mostra sono presenti oggetti di vario genere, manoscritti nell'antica lingua ottomana, monete e arazzi.
Questi doni risalgono all'epoca in cui la nostra Venezia intraprendeva una fittissima rete commerciale che interessava tutto il mondo arabo, in particolare con l'impero ottomano e l'impero persiano. La città marinara era spesso mal vista dalle altre città italiane per via dei suoi stretti rapporti con l'oriente.
I rapporti che intraprendeva con la Persia erano soprattutto per contrastare il potente impero ottomano che tutto il mondo temeva. Aveva la fama di essere spregiudicato ed estremamente forte.
All'interno della mostra si possono vedere prodotti che venivano all'epoca venduti sul mercato, come un prezioso planisfero che con la tipica forma a cuore rappresentava tutto il mondo allora conosciuto. Il mare era occupato dalla descrizione fittissima in caratteri dell'ottomano antico dei vari re che allora dominavano il mondo, si trattava di elogi a questi sovrani, che in forma di poesia ne parlavano con epiteti spettacolari. Questo per rendere facile la vendita del prodotto.
Un altro planisfero era risalente ad un epoca precedente a quella che era indicata, spesso infatti modificavano la data per fingere che il planisfero fosse più recente di quello che era in realtà, per poter continuare a venderlo, denotano in ogni caso una grande conoscenza tecnica che permetteva ai mercanti di spostarsi da un porto all'altro del mediterraneo.
La mostra continua con l'esposizione di importanti tappeti persiani, intrecciati da mani di bambine che con le loro dita sottili riuscivano a realizzare precisissimi ricami, perdendo però spesso la vista.
Tra questi, il famoso velluto “la Vergine e l'infante”, dono di Saha Abbas I al doge Marino Grimani.
Sono inoltre presenti testi originali del diciassettesimo secolo che riportano i numerosi scambi commerciali tra l'impero persiano Safavide e la serenissima, scambi che spesso potevano evitare gravi guerre. Come le crociate in epoca precedente vennero spesso contrastate da Venezia che non voleva rivaleggiare con l'importante mercato orientale, con la paura di perdere i propri agganci e la possibilità che da tempo era data ai propri mercanti di rimanere stabili e sicuri in Egitto.
La mostra ci aiuta a comprendere quanto in realtà un mondo che ora crediamo tanto distante dal nostro abbia influenzato in passato l'occidente. Gli scambi commerciali comportavano scambi culturali e non aveva grande importanza la differenza religiosa, quando i contatti con il mondo islamico garantivano un' entrata sicura per Venezia.

Le lunghe lotte con l'impero ottomano non hanno fatto altro che aumentare l'odierno disprezzo dell'occidente verso la civiltà musulmana. Fino ad arrivare a giudicare il mondo islamico come arretrato, in seguito alla sua colonizzazione diventata poi sfruttamento dei pozzi petroliferi. consentita spesso da un tacito accordo con i regimi totalitari islamici che alla luce del sole critichiamo tanto.  

martedì 3 dicembre 2013

Compravendita di sedi universitarie a Venezia: mobilitazione studentesca per la salvaguardia del patrimonio artistico


Il giorno 15 novembre ha avuto inizio la mobilitazione degli studenti Ca Foscarini per fermare la permuta dei tre palazzi storici Ca' Bembo, Ca' Cappello e Palazzo Cosulich con l'edificio più moderno Ca' Sagredo appartenente al Fondo Immobiliare Uno Energia, attualmente dedito ad uffici. Gli studenti non accettano la vendita di edifici di un importante valore artistico e culturale, che sarebbero infatti dati a privati che li trasformerebbero probabilmente in alberghi o alloggi per turisti. Il vero problema sta però nel fatto che il rettore dell'università non ha interrogato ne chiesto l'opinione del personale ca foscarino e del senato accademico come prevede l'articolo 15 dello Statuto di Ca Foscari.
Circolano due diverse versioni su cosa accadde il giorno venerdì 15 novembre quando gli studenti si sono introdotti nella sede del rettorato per poter parlare con il rettore che non si è mai mostrato disponibile a dare spiegazioni. Secondo la versione che lui ha rilasciato ai giornali, gli studenti avrebbero sfondato violentemente le porte per poter entrare. “Si è verificata un'autentica irruzione, nel corso della riunione del C.D.A. (collettivo per la difesa dei beni artistici di Ca' Foscari) da parte di uno sparuto numero di studenti esagitati, entrati di prepotenza dopo aver a lungo picchiato sulla porta fino a sfondarla”. Questo non è quello che ricordano gli studenti coinvolti o quello che traspare da un video realizzato da uno di questi mentre si verificava il fatto. Nel video appare infatti che le porte al momento dell'incursione erano aperte, e gli studenti sono entrati senza violenza. L'atto di violenza sembra essere stato invece compiuto da parte dello stesso rettore che nel momento dell'incursione, probabilmente involontariamente, ha messo le mani attorno al collo di un ragazzo, o l'ha semplicemente urtato al collo. Anche qui le versioni sono discordanti. Fatto sta che il ragazzo si è recato in ospedale e ha dovuto portare un collare per alcuni giorni.
“I miei genitori mi hanno sconsigliato di non sporgere denuncia, il rischio di rimanere fregati è troppo alto, potrei vincere 10.000 euro come perderne il doppio, il rettore ha amici troppo potenti.”
Carlo Carraro, il rettore di Ca Foscari, nega completamente l'avvenimento e non torna sui suoi passi riguardo alla decisione della vendita delle sedi, i cui traffici rimangono ancora oscuri.
Ciò che più lamentano gli studenti è che non si sia preso in considerazione il loro parere, mentre alle assemblee tenute da questi ultimi volano pareri di mancato rispetto della democrazia e dei diritti degli studenti. Anche se l'affare sembra ormai quasi concluso è ancora in corso la petizione su internet e le mobilitazioni studenti non si fermeranno, per proteggere le sedi universitarie a cui essi sono affezionati.
All'assemblea studentesca tenutasi il 19 novembre gli studenti si sono riuniti a discutere su come affrontare il problema e di come fermare la vendita delle sedi. Invitati a presenziare erano anche il presidente del C.D.A. e la giornalista veneziana che ha seguito il caso. Il presidente ha tenuto un discorso in cui metteva in evidenza i danni che la comunità veneziana subirebbe da questa vendita dato l'interesse culturale degli edifici. Sarebbe un danno anche per gli studenti stessi che si vedrebbero togliere circa il 36,6% di spazio. È inoltre in circostanze ancora sconosciute che l'industria disponibile alla vendita del nuovo edificio universitario e il rettore si sono messi d'accordo, infatti, spiega, non sono ancora stati resi pubblici i verbali dell'8 luglio, secondo il rettore per via di un notaio che avrebbe chiesto chiarimenti per cui sarebbe stato necessario rifare il verbale. Si mostra anche indignato del fatto che Carraro non abbia chiesto scusa allo studente per l'eccesso di foga di cui sicuramente si tratta (ovviamente non era intenzione del professore strangolare lo studente). La giornalista allora legge un comunicato arrivatogli per posta, una nota del consiglio di amministrazione sottoscritta da rappresentanti degli studenti e dei professori in cui viene completamente negato l'accaduto e in cui i protagonisti dell'irruzione esprimerebbero solidarietà nei confronti del rettore per le vergognose accuse di cui è vittima. “Nessuno studente è stato aggredito, la violenza è stata nei manifestanti, il rettore e alcuni consiglieri sono stati spintonati da alcuni manifestanti che sono entrati con la forza nella zona in cui si stava tenendo il consiglio di amministrazione, si tratta di un modo di fare ancora più deprecabile, considerata la disponibilità mostrata dall'ateneo, a discutere e spiegare nel merito le decisioni che i suoi organi democratici sono chiamati a prendere, troviamo addirittura inquietanti le falsità espresse da alcuni manifestanti nei giorni successivi, che mistificano la realtà che è del tutto differente. Non è stato compiuto alcun gesto violento nei confronti di nessuno studente.”
Le mobilitazioni continueranno fino a che non verrà annullata la vendita o fino a che gli edifici non saranno venduti, con la speranza che per interesse finanziario non vengano sacrificati edifici storici e artistici, come spesso succede oggi in Italia.

domenica 1 dicembre 2013

Ultimo

Una luce fioca creava un'ombra quasi impercettibile sul parquet. La sua casa era di un'atmosfera quasi spettrale. Ma non erano le lampade antiche, non erano le candele, ne il tramonto quasi passato, a rendere quel posto terribilmente triste e nostalgico. Lo erano le fotografie ingiallite appese alle pareti, lo erano i pacchi di lettere che aveva trovato per terra,appena fuori dalla porta. Non sapeva dire con certezza quanto tempo fosse passato. Non tornava in quel posto da un tempo infinito ormai, neanche lui avrebbe con certezza saputo dire da quanto. E mentre notava come fuori dalla finestra il mondo era rimasto lo stesso, quella casa, era diversa. E la malinconia avvelenava quello che rimaneva del suo spirito. Dare una mano ad un bambino a rialzarsi, curare il ginocchio che si è sbucciato, regalare un sorriso, questo guarisce il tuo cuore. Per un minuto. La tua squadra di calcio che vince dopo tante sconfitte. Due minuti. E quanto può durare un tramonto? L'aveva osservato per intero, senza battere gli occhi, per la prima volta. Seduto sulla poltrona nel salotto, nella casa della sua vita. Inutile credere di poter nuovamente fuggire. Ma davvero la speranza non lascia mai la mente dell'uomo che soffre. Per la prima volta nella sua vita non gli rimaneva nient'altro che aspettare, perchè aveva deciso che quello era il momento, quello giusto. Non ci si poteva aspettare niente di diverso da un uomo come lui. Si era seduto sulla sua poltrona ad attendere. Aveva raggiunto quel momento in cui il sole si vede per metà. Pensò fosse il momento migliore. Cercò un ricordo, nella sua intera vita da associare a quel momento e lo fissò nella mente perché ci rimanesse bene impresso. Ricordava che un giorno aveva incontrato Celine, che il giorno dopo le aveva dato un bacio, era notte e non voleva che lei lo interrompesse, allora l'aveva stretta forte. Lei avrebbe voluto che il sole non fosse mai calato, che non fosse mai tramontato. Sentiva un nodo stringergli la gola. Un ricordo stupendo avvelenato dal rimorso. Come può essere andata davvero come ricordava? Aveva tenuto gli occhi sempre ben aperti per non lasciare andare il tramonto, per tenerlo bene d'occhio. Ora doveva pensare a qualcosa d'altro, qualcosa che rendesse i suoi ultimi momenti meno angoscianti. Cercò quel momento della vita, dove l'uomo ha bisogno di dire grazie, a qualcosa. Cercò il momento in cui dopo aver detto grazie l'uomo sente il bisogno di chiedere che sia per sempre, in cui sente che ha paura ad affidare la sua felicità a qualcosa di astratto, ma deve perchè è troppo grande per essere gestita solo da un uomo. E non trovava quel momento, impossibile che non ci fosse mai stato un momento in cui dire grazie. Scelse quella volta in cui aveva incontrato il piccolo Jeremy. Il suo sorriso era limpido e puro, lui era innocente. Pensò allora al giorno in cui il tempo aveva iniziato a scorrere troppo velocemente, nel giro di un secondo. Il cuore era più veloce, tutto era più veloce ed aveva sentito lo schiamazzare delle sue scarpette nelle pozzanghere, uscivano veloci da quel vicolo, nell'oscurità. Dolore, ancora dolore. Sentiva che stava scomparendo, che la sua misera vita si stava spezzando, che il sole la stava portando via con se. L'ombra era praticamente scomparsa. Ora rimaneva poco più della luce delle candele e delle lampade a olio. Le lancette del Big Ben segnavano le sette e venti. Era settembre, l'inverno non aveva tardato neanche quell'anno. Eppure qualcosa era morto ogni volta. Ad ogni foglia che cadeva. Ad ogni petalo che marciva e morente si lasciava congelare. Portò le mani davanti agli occhi, abbastanza distanti da poterne vedere solo la forma. Erano grosse, erano callose. Erano le mani di un uomo che aveva lavorato sempre da solo. Allora ripensò alla luce rossa davanti a lui, e poi ancora pensò alla luce rossa, nel momento in cui vide Andrea, in quel locale sulla strada. Ripensò a quel colore accecante che non aveva lasciato il cervello ragionare, che l'aveva costretto all'ignoranza e alla confusione. Pensò alle sue mani bagnate dalle lacrime e a quella notte in cui aveva camminato per ore attraverso il parco, aspettando che le sue gambe cedessero, per scoprire che non l'avrebbero mai fatto. Doveva trovare un'altro ricordo felice, non voleva che la sua morte fosse lenta e dolorosa, anche se è così che doveva essere. Nel mondo giusto in cui ogni assassino muore lentamente, non c'è spazio per i bei ricordi. L'ultima volta che era andato ad una festa, si ricordò, aveva conosciuto Veronica. Con lei doveva essere diverso. L'aveva presa per mano e l'aveva portata a casa sua. Voleva che quella notte potesse dimenticarsi dei suoi peccati, di tutto il male che c'era nel mondo fuori da quella casa. E proprio nel letto che ora era dietro di lui sporco di sangue l'aveva lasciata morire. Duravano attimi quei ricordi, ed erano tanti da non riuscire a contenerli. Arriva il giorno in cui la morte ti ringrazia per tutte le persone che le hai donato, e lo fa con un tramonto. Il suo respiro diventava tanto più affannoso quanto era più fioca la luce. Emma aveva i capelli biondi, lavorava in un bar vicino a casa sua. Era stata lei a chiedergli di accompagnarlo al luna park, era molto carina. Così scelse la giostra più alta, lei perse l'equilibrio, non c'era stato nulla che lui avesse potuto fare. Dall'alto vedeva la chioma bionda sporca di fango e di sangue. C'è chi ci lascia troppo presto e c'è chi se ne va troppo tardi. Il suo respiro ora era tanto lento che sentiva la vita scivolargli via dal corpo, ma voleva tenere gli occhi aperti, solo per sentire cosa si provava e per vedere il sole abbandonare per sempre la terra.



sabato 30 novembre 2013

Biennale d'arte, Venezia 2013: cos'è l'arte oggi.

La Biennale è una delle manifestazioni culturali più importanti al mondo, si svolge a Venezia ogni due anni e alterna architettura e arte. Quest'anno è stato il turno dell'arte, i giardini e l'arsenale di Venezia hanno ospitato 48 padiglioni, uno per ogni stato. I padiglioni esponevano opere del paese che rappresentavano, anche se il più delle volte capitava che il padiglione stesso consistesse in un'opera d'arte.
Si tratta ad esempio di quello dello stato di Israele in cui si poteva assistere ad uno spettacolo inquietante fin dall'ingresso. Al piano terra era presente un grosso buco apparentemente appena scavato, sulla parete di fronte era invece proiettato un video, in cui un apparente dj sembrava mixare delle voci urlanti. Solo al piano superiore si scopre che quelle voci erano state prodotte dagli artisti mentre scolpivano statue con i propri volti. Come un ragazzo all'ingresso ha spiegato, l'opera di Gilad Ratman rappresenta un viaggio fittizio di un gruppo di artisti che attraverso delle caverne sotterranee, partendo da Israele giungono a Venezia. Qui sbucano in una storta di laboratorio in cui devono lavorare con l'argilla i loro volti. Nell'argilla è inserito un microfono, mentre lavorano devono produrre i suoni primordiali dell'uomo prima che imparasse a parlare. Così il viaggio all'interno della caverna rappresenta la rinascita interiore dell'artista che si concretizza nella canzone da lui remixata. Quando l'intento è trasmettere un'emozione o un messaggio, l'arte oggi non ha limiti o categorie. Non si tratta infatti di un dipinto o di una scultura, è ascoltare quelle voci riprodotte ad alto volume all'interno di tutto il padiglione e contemporaneamente guardare quelle statue, a comunicare il grande senso di angoscia e il bisogno di rinascita.
Dire che i padiglioni stessi sono delle opere d'arte può essere inteso anche nel senso che le costruzioni stesse sono state disegnate da importanti e famosi architetti, alcuni sono antecedenti ancora alla prima guerra mondiale. Ed è così che recandomi alla Biennale fingendomi appartenente ad un gruppo di studenti di architettura per pagare il biglietto ridotto, ho potuto scoprire il fascino di queste costruzioni che loro avevano il compito di ricreare su carta, che altrimenti non avrei mai notato. Ed è mentre il mio gruppo di falsi colleghi era intento a disegnare che ho visitato ogni padiglione più volte, soffermandomi anche su quelli un po' meno divertenti in cui venivano mostrati diversi video in varie stanze e di cui il significato mi rimane ancora oscuro.
Uno dei padiglioni più apprezzati è stato quello del Belgio in cui veniva presentata l'enorme ed imponente opera dell'artista quarantottenne Berlinde de Bruyckere, scultrice d'avanguardia molto stimata dai critici contemporanei. Il padiglione appare molto buio, un'unica stanza al piano terra, dove si presenta quello che sembra un enorme albero abbattuto. Descrivere quest'opera che buca le pareti del padiglione e lo occupa interamente è difficile. I rami che si intrecciano sembrano delle ossa deformi per via del loro colore a tratti rosato. L'opera tratta riflessioni sulla condizione umana, sul sentirci esseri senza radici, fisiche e mentali, perennemente bisognosi e insoddisfatti.
Trascinati da una parte all'altra del mondo e posti davanti a mille opere differenti, spesso capita che a colpire di più siano quelle più assurde o spettacolari e che non sempre sono quelle più significative. In questo senso il padiglione della Russia si fa ricordare per la sua spettacolarità, l'utilizzo di persone vere per riempire e dare forma all'opera cattura per la sua immediatezza. Lo stato dell'est riproduce il mito di
Danae, secondo cui la dea sarebbe stata fecondata nel sonno da Zeus, trasformatosi in pioggia d'oro. E così l'artista Vadim Zacharov coinvolge turisti e visitatori dando loro ombrelli di plastica trasparenti per proteggersi da una pioggia di monete che viene fatta cadere dal soffitto del padiglione. L'essenziale caratteristica dell'opera è che i turisti possono essere solamente donne, questo perchè secondo l'artista gli uomini si macchiano troppo spesso di crimini contro la vita, per loro il denaro e la sete di ricchezza è molto più importante. Il significato richiama probabilmente quello dell'opera all'ingresso, in cui un uomo, a cavalcioni su un cornicione sbuccia delle arachidi facendo cadere per terra i gusci vuoti in un grande mucchio.
Di grande spessore artistico è anche l'opera presentata dagli Stati Uniti. Il padiglione si presenta già allestito all'esterno richiamando le opere presenti al suo interno, infatti un'impalcatura sbarra il consueto ingresso del padiglione in stile neo-palladiano, devia e attira l'attenzione del visitatore. Iniziando il percorso si entra in una sala in cui è presente un'enorme scultura, realizzata con tantissimi materiali diversi, sorretta da uno scheletro d'acciaio, che assume però la forma di una grande palla, in cui la concentrazione degli oggetti è maggiore all'interno e minore all'esterno. Il tutto da l'idea di un enorme scoppio. Camminando intorno all'opera possiamo vedere che essa si compone di utensili di uso quotidiano e di costruzioni particolari che utilizzano piccoli mulini con acqua e ventilatori. L'artista è la cinese-americana Sarah Sze, e tutta l'opera scultorea presente nel padiglione è chiamata “Triple Point”, dal nome fisico del momento in cui coesistono le tre fasi di una sostanza (liquida, solida e aeriforme). L'opera si compone di oggetti apparentemente messi a caso, è il caos infatti ciò che l'artista vuole trasmettere.

Si potrebbero riempire pagine e pagine descrivendo ciò che stava all'interno di ogni padiglione, ma la Biennale è molto di più dei padiglioni e delle mostre a Arsenale e Giardini. Nel periodo che va infatti dal primo di giugno al 24 novembre Venezia si riempie di mostre gratuite ed eventi. Una di queste che ha riscosso molto successo sul web è la mostra “Who is Alice?”, curata dall'artista Coreana Chu-young Lee. La mostra rievoca la favola “Alice nel paese delle meraviglie”, infatti viene riproposto un mondo immaginario e fantastico, come fosse un sogno, in cui i più importanti artisti coreani contemporanei espongono le loro opere, che variano da video, sculture, musica o dipinti. Sono diventate uno dei simboli della 55esima edizione della Biennale le ali di Xooang Choi costruite da un intreccio di trentotto mani molto realistiche che vanno a costruire quella che sembra una macchina del volo che porta Alice nel regno della fantasia e del sogno.
Il titolo di questa edizione “Il palazzo enciclopedico” deriva da quello di un'opera mai terminata dell'artista italo-americano Marino Auriti scappato al fascismo, aveva disegnato un enorme palazzo che avrebbe dovuto custodire tutte le conquiste dell'uomo. E mentre si passa da uno stato all'altro del mondo camminando attraverso i giardini della zona più panoramica e nascosta della città sommersa, sembra davvero di essere circondati da tutte le conquiste dell'uomo, oppressi da tutte le emozioni o le critiche che i nostri migliori artisti contemporanei hanno voluto comunicarci. Ma la cosa che colpisce di più è la volontà di evadere dagli schemi.
Quando si parte con l'idea di andare a vedere una mostra d'arte contemporanea si è sempre un po' prevenuti e spaventati per cosa si può trovare, forse cose pazzesche che la nostra mente abituata ai vecchi stili fatica a considerare arte, e si cade nella solita banale frase “ero capace anche io”. Visitando questa mostra si rimane invece colpiti da quanto le capacità manuali siano ancora molto importanti, a differenza di quello che si può pensare, il contenuto non ha ancora sovrastato la forma. Si possono vedere dipinti dall'elevato valore artistico, che anche i miei amici aspiranti architetti che non avevano colto il voluto allestimento dell'esterno del padiglione degli Stati Uniti, scambiandolo per un'impalcatura per il restauro, non hanno potuto ignorare. Accanto a queste si trovano però opere in cui semplicemente delle persone camminano e si mettono a sedere parlando, in cui l'opinione riguardo il valore dell'opera viene messo in dubbio.
Ma gli artisti di oggi non si devono scoraggiare, non è mai esistita un'epoca in cui artisti contemporanei fossero apprezzati e capiti. Forse perchè l'artista è quel folle genio che arriva più avanti della gente comune e le cui opere oggi snobbate, verranno un giorno studiate sui libri di storia dell'arte ed apprezzate dai futuri architetti. L'arte contemporanea non è più solo critica alla modernità ormai scaduta nel banale. Si tratta di opere concrete e astratte che nascondono il desiderio sempre forte degli artisti di trasmettere quello che hanno nel cuore attraverso mani, materiali e oggetti. Il messaggio spesso è difficile da cogliere, e da alcuni padiglioni si esce delusi del fatto che non si è capito il motivo dell'opera. Mentre guardando un quadro esposto al Louvre il messaggio arriva chiaro e tondo, visitando la Biennale, abbiamo bisogno di una spiegazione pronta che speriamo le guide addette riescano a fornirci, uno sforzo in più di immaginazione o l'umiltà di abbandonarsi semplicemente a quello che l'artista ha cercato di trasmettere rinunciando alla pretesa di capire quale fosse il vero messaggio e la reale intenzione. L'arte contemporanea mette lo spettatore sempre più nel ruolo di protagonista, l'opera non ha bisogno della vera interpretazione dell'artista, perchè questo regala all'osservatore un'emozione che può variare a seconda della persona che guarda, della sua storia e del suo carattere.
Il disegno di quello che sembra un'aquila che tiene tra gli artigli una macchina, esposto nel padiglione del Regno Unito colpisce per la sua imponenza, occupa infatti un'intera parete. Osservando attentamente lo sguardo dell'animale, non è davvero difficile cogliere l'idea della vendetta della natura sull'uomo che la usa a proprio piacimento senza curarsi dei danni. Il volantino consegnato all'ingresso spiga poi che si tratta di un'albanella reale, una specie protetta. Il principe William e un suo amico ne hanno probabilmente uccise alcune, ma la guardia forestale ha archiviato il caso perchè non sono mai stati ritrovati i cadaveri. E in questo caso la prima istantanea interpretazione non si sbagliava. Più difficili a comprendere sono le opere cinematografiche, video o filmati di vario genere che presentano progetti più vasti, come quello presentato all'interno del padiglione del Giappone, in cui l'artista ha messo in varie stanze gruppi di persone con il compito di realizzare un progetto. Alcuni dovevano tagliare i capelli, altri fare un poema e altri ancora comporre una canzone. Venivano filmati tutto il tempo e il loro primo dovere era la collaborazione. Questa che viene chiamata opera d'arte vuole studiare l'uomo come essere sociale destinato al lavoro collettivo. Opere come questa non sono effettivamente facili da concepire come arte.
Più in generale possiamo quindi concludere che la nostra opinione e il nostro stato d'animo dopo aver visitato la mostra di arte moderna della Biennale, dipenderanno da come partiamo, se saremo disposti a lasciarci sorprendere da cos'è l'arte oggi e non lasciarci sopraffare dal nervosismo per non essere riusciti a capire qualche opera, perchè artisti riconosciuti e ricompensati hanno fatto quello che manualmente anche noi saremmo stati in grado di fare. In ogni ambito e in ogni epoca ci sono ciarlatani e grandi artisti, non dobbiamo lasciare che quest'ultimi ci sfuggano, perchè non ci saremo più quando questi verranno citati nelle domande della terza prova all'esame di maturità.